Università Cattolica del Sacro Cuore

Cappella del Sacro Cuore


Initium sapientiae timor Domini
l’inizio della sapienza è il timore di dio

Salmo, 111, 10; Siracide, 1, 16


L'iscrizione, situata sulla porta d’ingresso della Cappella del Sacro Cuore, richiama la scritta della basilica di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma, sede seicentesca dell’Università Pontificia. La Cappella, realizzata da Giovanni Muzio tra il 1931 e il 1932, si affaccia sul cortile di via Necchi e si estende sul Cortile d’onore dedicato a Leone XIII, occupando lo spazio precedentemente adibito a biblioteca monastica. Lungo il corpo esterno dell’edificio Muzio ha scelto di inserire un portale cinquecentesco, in origine collocato nell’attuale ingresso di largo Gemelli.

La facciata si sviluppa su due ordini, ognuno dei quali presenta un arco maggiore affiancato da due minori. La struttura è ricoperta da mattoni a vista, che richiamano lo stile della vicina basilica di Sant’Ambrogio (fig. 5). L’interno si compone di un vestibolo seguito da un’aula rettangolare e dal presbiterio, leggermente rialzato per far posto alla cripta sottostante. La decorazione è un lavoro di stretta collaborazione e di corrispondenza tra architettura e arti figurative: Muzio chiama infatti a operare nel cantiere lo scultore Giacomo Manzù e i fratelli Angelo e Mario Zappettini.

Manzù ha realizzato i bassorilievi policromi in cemento (fig. 6), rappresentanti: sul lato sinistro Santa Margherita Maria Alacoque (mistica francese vissuta nella seconda metà del seicento, alla quale si lega la devozione per il Sacro Cuore cui la Cappella è dedicata) e San Giuseppe con il Bambino; sulla destra la Vergine Immacolata con il Bambino e San Francesco (fondatore dell’ordine cui Padre Gemelli apparteneva).
L’isolamento e la frontalità delle figure rappresentate rimandano a modelli dell’arte bizantina.
Sopra le opere appena descritte, troviamo altri sei bassorilievi (fig. 7) che raffigurano: l’Agnus Dei, le cerve, i  colombi, i pavoni che si abbeverano alla fonte della vita, i pani e i pesci e, infine, la fonte della vita stessa da cui fuoriescono spighe di grano e tralci di vite sui quali sono poggiati due colombi. Anche in questo caso è evidente il rimando all’arte paleocristiana e al suo repertorio di simboli. Emblematico, a tal proposito, è il mosaico dorato della parete di fondo dell’abside (fig. 8) realizzato dai fratelli Zappettini, sul modello delle basiliche ravennati. Sulla stessa parete spicca la scritta latina adoro te devote latens deitas, “Ti adoro devotamente, o Divinità che ti nascondi”, ripresa dagli Inni Eucaristici, composti da San Tommaso d’Aquino.

Al centro troviamo un dipinto realizzato da Lodovico Pogliaghi, raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, commissionato all’artista da Padre Gemelli nel 1924 e originariamente collocato presso la prima sede dell’Università in via Sant’Agnese. Altra importante opera attribuita a Manzù è la porta del tabernacolo, raffigurante il motivo paleocristiano dell’Agnus Dei (fig. 9).

Ai fratelli Zappettini si deve anche il soffitto che è composto da travi parallele a vista decorate a motivi geometrici e naturalistici. Attraverso due arcate fiancheggianti l’abside si ha accesso alla cripta nella quale sono custodite le spoglie dei personaggi di rilievo che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo dell’Università, tra i quali possiamo annoverare: Padre Agostino (Edoardo) Gemelli, Armida Barelli (fondatrice insieme a Padre Gemelli dell’Istituto dei Missionari per la Regalità di Cristo) e l’industriale Ernesto Lombardo che ha finanziato la prima sede dell’Università.

Nella cripta si trovano anche quattro colonne in granito scolpite da Manzù. Esse rappresentano: Santa Chiara e San Francesco, fondatori dell’ordine cui Padre Gemelli apparteneva, Elisabetta d’Ungheria, una delle prime Terziarie francescane, e infine Sant’Agostino, dal quale Edoardo Gemelli prende il nome quando entra nell’ordine dei frati minori.

Curiosità

Da un documento si evince che Padre Gemelli donò a Manzù le scaglie d’oro risultanti dalla realizzazione delle opere di oreficeria, invitando l’artista a utilizzarle per farne una fede nuziale che Manzù utilizzò qualche anno più tardi sposando Antonia Orena nella basilica di Sant’Ambrogio.


 


English version


Chapel of the Sacred Heart


Initium sapientiae timor Domini
“The Fear of the Lord is the beginning of Wisdom”.
Psalm 111, 10, Sirach, 1, 16


The inscription on the entrance door of the Chapel of the Sacred Heart refers to the inscription in the Basilica of Sant’Ivo alla Sapienza in Rome, the 17th century seat of the Pontifical University.

The Chapel, built by Giovanni Muzio between 1931 and 1932, overlooks Via Necchi Courtyard and stretches to the Cour d’honneur dedicated to Leo XIII. It takes up the space previously used as monastic library. Muzio chose to insert along the external body of the building a 16th century archway, originally placed at today’s Largo Gemelli entrance.

The façade comprises two stories, each consisting of a large arch flanked by two smaller ones. The structure is covered with brickworks recalling the style of the nearby Basilica of St. Ambrogio.

The interior consists of a vestibule, followed by a rectangular room and a presbytherium, set on a slightly higher level to make space for the underlying crypt.

The decoration is the result of a close collaboration and correspondence between architecture and figurative arts. It was Muzio who called the sculptor Giacomo Manzù and the brothers Angelo and Mario Zappettini to work on the building.

Manzù made the concrete polychrome bas-reliefs (fig. 6), representing: on the left side, St. Margaret Alacoque (a French mystic who lived in the second half of the 17th century, professing the same devotion to the Sacred Heart that the Chapel is dedicated to) and Saint Joseph with the Child; on the right, the Immaculate Virgin with the Child and St. Francis (founder of the order Father Gemelli belonged to).

The isolation and the frontal position of the figures recalled Byzantine models. Above the works mentioned, there are six bas-reliefs (fig. 7) portraying: the Agnus Dei, female deer, doves, peacocks drinking from the spring of Life, bread and fish, and finally the source of Life itself, from which come out sheaves of wheat and vine shoots, on which two doves are resting. Once again, the reference to Paleochristian art and its symbology is crystal clear.

In this regard, is emblematic the golden mosaic of the back-wall of the apse (fig. 8), made by the Zappettini brothers on the model of Ravenna basilicas. On the same wall stands out the Latin inscription adoro te devote latens deitas “I adore you devoutly, oh hiding God”, from Eucharistic Hymns written by St. Thomas Aquinas.

In the centre, there is a painting by Lodovico Pogliaghi, portraying the Sacred Heart of Jesus, commissioned in 1924 by Father Gemelli and originally placed in the first seat of the University in Via Sant’Agnese.

Another important work ascribed to Manzù is the door to the tabernacle, featuring the Paleochristian theme of the “Agnus Dei” (fig. 9).

The Zappettini Brothers also designed the oak-beamed ceiling decorated with geometric and naturalistic motives.

Through two archways on the side of the apse, it is possible to access the crypt in which are enshrined the remains of important personalities who contributed to the origin and development of the University. Among them, Father Agostino (Edoardo) Gemelli, Armida Barelli (co-founder with him of the Institute of the Missionaries for the Kingship of Christ) and industrialist Ernesto Lombardo, who financed the first seat of the University.

In the crypt, there are also four granite columns sculptured by Manzù. They represent: St. Clare and St. Francis, founders of the order to which Father Gemelli belonged, Elizabeth of Hungary, one of the first Franciscan Tertiaries, and, last but not least, St. Augustine, after whom Edoardo Gemelli was named when he entered the Order of Friars Minor.

Fun fact

A document confirms that Father Gemelli gave Manzù some gold flakes resulting from some goldsmithing, inviting the artist to use them to make a wedding ring. Some years later Manzù indeed used the ring, when he married Antonia Orena in the Basilica of St. Ambrogio.


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