Università Cattolica del Sacro Cuore

Il rischio riciclaggio di denaro. Uno studio di Transcrime su tre paesi dell’Unione Europea

Milano 29 maggio 2017

Pubblicato il rapporto finale di IARM, un progetto europeo coordinato dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica

Quali sono, in Italia, le province con il più alto rischio di riciclaggio di denaro? E quali i settori economici più vulnerabili alle attività di riciclaggio? E in Olanda e nel Regno Unito?

Il rapporto finale del Progetto IARM - Identifying and Assessing the Risk of Money Laundering in Europe (www.transcrime.it/iarm) - di cui è disponibile da oggi il Rapporto finale e l’Executive Summary, presenti anche sul sito della Commissione Europea -  fornisce una prima risposta a questi interrogativi.
Iniziato nel gennaio 2015, il progetto IARM è stato co-finanziato dalla Commissione Europea e condotto  dal centro Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (www.transcrime.it) che ha coordinato  un consorzio di partner internazionali, tra cui la Vrije Universiteit Amsterdam (Paesi Bassi) e la University of Leicester (Regno Unito).
Adottando un approccio statistico, il progetto ha sviluppato un indicatore di rischio riciclaggio di denaro sia a livello regionale che di settore di attività economica. L’indicatore è il risultato della combinazione di diversi fattori di rischio riciclaggio, divisi in minacce e vulnerabilità, ciascuno trasformato in un set di variabili. Tra i fattori considerati, ad esempio, l’infiltrazione della criminalità organizzata, l’evasione fiscale, l’intensità nell’uso di contante, l’opacità della struttura proprietaria delle imprese in una certa area o settore. L’indicatore è stato quindi testato su tre paesi pilota: Italia, Paesi Passi e Regno Unito.
In Italia, la valutazione ha coperto tutte le 110 province e 77 settori economici. A livello provinciale (vedi qui la mappa completa)
•    le province con il più alto rischio riciclaggio si trovano al Sud, con quattro province calabresi ai primi posti (Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone). Sono caratterizzate da alti livelli di infiltrazione della criminalità organizzata, economia sommersa e intensità di contante.
•    altre province del sud ad alto rischio risultano Palermo, Trapani, Napoli e Caserta.
•    tra le regioni non meridionali, le province più a rischio sono quelle di Imperia e Prato dove, accanto a livelli relativamente elevati di economia sommersa, si registrano collegamenti superiori alla media con paesi off-shore e giurisdizioni a rischio;

A livello settoriale, in Italia (vedi qui la tabella completa)
•    bar e ristoranti (divisione ATECO I 56) rappresentano il settore più a rischio a causa dell’uso frequente di contante, degli alti livelli di manodopera irregolare e di infiltrazione della criminalità organizzata;
•    seguono altri settori tra cui i servizi (sezione ATECO S) che comprendono un’ampia varietà di esercizi come centri massaggi, centri estetici ma anche imprese di vigilanza e di investigazione;
•    ad alto rischio anche il settore dell’intrattenimento, che da un lato include i casinò, le sale slot e videolottery; dall’altro attività correlate come la gestione di attività ludiche, impianti sportivi e stabilimenti balneari.
•    Infine ad alto rischio anche vari segmenti della filiera dell’edilizia, dall’estrazione di sabbia alla produzione di cemento, dalle imprese edili alle attività professionali collegate.

Il progetto ha anche condotto la prima analisi su larga scala – grazie ai dati forniti da Bureau van Dijk, società leader nella fornitura di dati aziendali a livello globale – dell’opacità della struttura proprietaria delle aziende registrate in Italia, Paesi Bassi e Regno Unito, identificando le aree e i settori più esposti nei confronti di paesi off-shore e giurisdizioni a rischio. In media, l’opacità delle aziende nel Regno Unito e nei Paesi Bassi è superiore a quella delle imprese italiane, caratterizzate da un controllo più diretto; ma varia molto a seconda del settore di attività economica, con quello degli alberghi, della ristorazione e dell’intrattenimento (società di scommesse, sale slot e videolottery, casinò) in testa.

Nel corso del progetto IARM i partner di ricerca si sono confrontati e hanno ricevuto il supporto anche di diversi enti istituzionali, tra cui, in Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’UIF – Unità di Informazione finanziaria della Banca d’Italia; il Ministero delle Finanze e di Giustizia nei Paesi Bassi; il NPCC – National Police Chiefs’ Council e l’Home Office nel Regno Unito.

Infatti il progetto IARM intende proprio arricchire l’attività di valutazione nazionale del rischio riciclaggio, richiesta in ambito GAFI e dalla Direttiva Europea antiriciclaggio, e fornire un supporto a chi opera in questo ambito, sia dal punto investigativo (es. forze dell’ordine e unità di intelligence finanziario) che istituzionale. Inoltre, può essere di supporto anche tutti quei soggetti obbligati (es. banche, professionisti, agenzie immobiliari) che devono, per legge, valutare il rischio riciclaggio dei propri clienti.

Referente: Emanuela Gazzotti (emanuela.gazzotti@unicatt.it)